Il libro ‘Nei colori del Giorno’ di Peter Handke parla di un viaggio fatto dall’autore stesso, seguendo il percorso di Cezanne, centrandosi principalmente sulla montagna Sainte-Victoire più volte dipinta dal pittore.

Handke descrive il cammino da lui svolto in brevi paragrafi dove il suo racconto risulta dettagliato, preciso, come se stesse descrivendo una foto ad un ceco; riporta le sensazioni che prova e che provano le persone (e gli animali) che gli stanno accanto, facendo sì che il lettore si immedesimi in lui e arrivi ad avere le stesse emozioni che egli prova in quella determinata situazione.

Un esempio di questo è l’incontro tra Handke e il mastino della Legione Straniera fuori Puyloubier. Qui l’autore descrive dettagliatamente tutto ciò che vede, quello che prova nel trovarsi di fronte ad un animale che come unico scopo ha quello di attaccarlo. E mentre descrive questa situazione, con l’attacco che viene bloccato dalla rete che li separa, Handke si lascia andare ai suoi ricordi di quando era più piccolo. Spesso, nel libro, viene sopraffatto dai ricordi, da quello che ha vissuto ed è per questo motivo che non si riesce a capire se questo libro vuole essere una sorta di autobiografia o un saggio.

La cosa che più mi ha colpito nel leggere questo libro sono stati i ‘colori’. Nelle prime pagine Handke dice di vedere ‘i suoi colori’ che non corrispondo ai nostri, e questo si nota proseguendo nel libro dove descrive ‘l’azzurro del monte, il marrone dei boschi e il rosso carminio delle scarpate’.

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